Anni Valle Consigliere Comunale con Delega al Centro Donna e alle Pari Opportunità
Un accogliente salotto, un grande albero addobbato con sotto un sacco di regali, qui sì che si respira un’atmosfera natalizia! Ed è qui che mi aspetta Anni Valle, seduta sul divano, pronta a rispondere alle domande con un gran sorriso. Iniziamo parlando della tua storia, Anni: da dove viene la tua passione per la politica? La mia passione viene da lontano: la mia famiglia è sempre stata di sinistra, militante del PCI. Da qui ho iniziato naturalmente ad interessarmi di politica. Ricordo che ho iniziato a collaborare, assieme a mio marito, ad “Arenzano Oggi”, che allora (anni ’70) era il periodico ufficiale del PCI di Arenzano, ed allora era curato essenzialmente dai giovani. Ricordo un articolo che scrissi nel ’72, parlava di emancipazione femminile, già allora ero molto legata a questi temi. Poi col tempo, con il matrimonio e un figlio, mi è mancato il tempo per buttarmi di nuovo attivamente in politica. Ma nel 2004, con le elezioni amministrative, ho scelto di candidarmi, sostenuta molto da mio marito. È andata bene, anche se non ho avuto nessun assessorato. E da lì ho cominciato a impegnarmi di nuovo attivamente in politica. Poi è arrivato l’impegno nella Comunità Montana, come Vice Presidente. Devo dire che mi sono occupata molto volentieri di territorio e ambiente. La mia famiglia è arenzanese, e io sono cresciuta ad Arenzano, che ha un rapporto stretto con la terra, quindi mi sono subito sentita nel mio elemento. Abbiamo portato avanti due progetti europei, sui prodotti territoriali e sulla deforestazione. Sono stata anche un membro del Coordinamento Donne DS di Genova. Ed ora eccomi qui, Consigliera Comunale e delegata alle Pari Opportunità: un argomento che mi è sempre stato a cuore. Sempre parlando di politica... Hai aderito a Sinistra Democratica: è stata una scelta facile? Non è stata una scelta facile, e forse è stata penalizzante, perché aderendo al Partito Democratico avrei avuto una strada politica più spianata. Anche all’interno di Emily sono quasi tutte iscritte al PD. Ma il punto critico della politica non è il profitto economico, quanto riuscire a fare qualcosa, con ovviamente un limite temporale. Approvo in pieno il progetto che si è proposto Sinistra Democratica fin dalla sua nascita: c’è la necessità di fare questa Sinistra unita, per i delusi, per coloro che non sono voluti passare al Partito Democratico. Tornando a me, anche se i motivi sono tanti, il punto decisivo che mi ha fatta scegliere Sinistra Democratica è stato senz’altro la laicità che la caratterizza. Il Partito Democratico purtroppo è un connubio tra forze cattoliche che vanno a prevaricare la laicità, e questa è una grossa pecca. Prima hai detto che le Pari Opportunità, universo femminile, emancipazione della donna, sono passioni che hai sempre avuto. È vero, da giovane facevo parte del “CEFA”, il Centro Emancipazione Femminile di Arenzano. Dopo il ’68 c’era molta voglia di mettersi in gioco, di toccare argomenti di cui non si era mai parlato prima, come per esempio gli anticoncezionali: la pillola, uno per tutti. Questa esperienza mi ha aiutata molto, anche perché quand’ero giovane la mia grande timidezza mi ha sempre condizionata molto. Invece, grazie al CEFA, ho imparato a parlare di argomenti finora considerati “tabù” davanti a un pubblico. Poi, col passare del tempo, il CEFA ha preso posizioni di femminismo molto estreme, che non ho condiviso. Non mi considero una femminista nel senso classico del termine, anzi, credo che nella nostra storia ci sia da recitare un mea culpa da parte di entrambi. Ricordo di aver lavorato, a 20 anni circa, come segretaria presso Lida Brambilla, la moglie di un Professore di statistica che insegnava alla Bocconi. Questo incontro mi ha cambiata. Io, nata e cresciuta ad Arenzano, potevo avere dei limiti dal momento che la mia famiglia era profondamente radicata in questo paese, e avevo avuto poche occasioni di conoscere altre realtà. Lida Brambilla invece mi ha fatta entrare in un ambiente profondamente stimolante, aveva viaggiato ovunque, e ben presto è arrivata anche per me la voglia di provare a fare qualcosa di diverso, di mettermi in gioco. Tramite Lida Brambilla, conobbi il Soroptimist International, un’associazione tutta femminile paragonabile, ad esempio, al Lions Club. La conoscenza di tantissime donne, molte delle quali anche importanti, con interessanti esperienze alle spalle, è stata la molla che mi ha stimolata. Penso che, al di là degli studi che uno faccia, siano molto più importanti gli incontri, che possono stimolarti, incentivarti. E i risultati si vedono. Tra le altre cose, ti sei impegnata anche sul territorio, con le esperienze del Centro Donna e Donna Oggi. Ma esattamente qual è la differenza? Il Centro Donna è un’istituzione comunale, deve andare incontro alle tematiche e alle esigenze femminili. Ma il Comune purtroppo non aveva mezzi: è nato quindi Donna Oggi come braccio armato, diretta emanazione del Centro Donna, e da esso dipende. Si tratta di associazioni trasversali, in cui il ruolo della donna dev’essere visto in modi diversi. Personalmente ho due obiettivi che vorrei che Donna Oggi riuscisse a realizzare: come prima cosa, dev’essere un punto di incontro e di aggregazione, perché esiste il problema di confrontarsi con l’universo femminile e i suoi tipici problemi. Anche l’universo maschile ha i suoi, non vogliamo escludere gli uomini per cattiveria! Non è un progetto di femminismo, ma di crescita intorno alla donna. Molte donne si trovano in situazioni difficili, lasciate da sole a crescere i figli, per esempio, e quest’associazione può essere un sollievo, un’occasione per un confronto. Donna Oggi dovrebbe diventare una banca del tempo e del sapere: molte persone possono infatti portare valori aggiunti e arricchire ognuno di noi. Come secondo obiettivo, la donna dovrebbe crescere come persona, acquisire la consapevolezza di essere cittadina. Prima ancora di parlare di problemi come bulimia, anoressia, e cose simili, bisogna prima crescere come donne, per avere una fotografia di quello che siamo, e poi andare a lavorare sui nostri “buchi neri”. Poi si potranno affrontare molti temi insieme, tra cui anoressia, immigrazione, giovani. Spero che tra queste donne, che lavoreranno in gruppo, ce ne sarà qualcuna che si impegni politicamente: le quote rosa vanno bene, ma se mancano le donne… Personalmente sto dietro le quinte di Donna Oggi, perché non voglio dare uno stampo politico all’associazione. Donna Oggi ha bisogno non solo trasversalità sociale, ma anche demografica: è necessario che vengano donne giovani, che interagiscano con chi si porta dietro il suo vissuto e si preoccupa per il futuro. Sempre per quanto riguarda il tuo impegno nell’universo femminile, sei una socia fondatrice di Emily Liguria. Sì, mi sono interessata a Emily, un’associazione che sostiene le donne che si occupano di politica. È stata ottima la partenza di Emily a Genova: si tenevano corsi con insegnanti molto preparati, che ci insegnavano tutto quello che ci occorreva sapere su infrastrutture, aziende comunali, comunicazione politica… per finire con un project work che ha visto la collaborazione di tutte le iscritte. I temi degli incontri e delle lezioni erano comunque tutti molto interessanti, riguardanti la capacità di parlare al pubblico, il modo di esporre le proprie idee, l’autostima, la negoziazione… Purtroppo il progetto non sempre è riuscito, in molti ambienti femminili ho rivisto comportamenti maschili come la competitività, la lotta al potere… quando invece la donna dovrebbe mantenere la sua femminilità e le sue caratteristiche anche nel lavoro e nella politica. Emancipazione non significa essere uguali agli uomini anche dal punto di vista del carattere e dei modi di fare. Ma in concreto, quali saranno le attività di Donna Oggi? Donna Oggi punta molto sul lavoro di gruppo, per abituare le donne a lavorare assieme. Per ora si sono già formati due gruppi di lavoro, sui problemi dell’alimentazione e su tematiche socio-sanitarie (la prevenzione…). Si organizzeranno anche diversi incontri, in primis con la dottoressa Biorci per parlare insieme dei punti critici del sistema socio-sanitario. Ci saranno altre riunioni su temi altrettanto attuali e scottanti per Arenzano, come l’ambiente (e i problemi della Stoppani), e l’urbanistica. Dovrebbe inoltre nascere a breve un progetto sulle pari opportunità, in collaborazione con i comuni di Cogoleto e Mele. L’idea, insomma, sarebbe organizzare incontri mensili attorno ai quali poi lavorare. Devo dire che non è facile, poiché mentre tante associazioni hanno obiettivi precisi, all’interno di un’associazione come Donna Oggi che ha una trasversalità sia sociale che generazionale, gli obiettivi vengono fuori durante il percorso, man mano che si susseguono le riunioni. Ovviamente saranno invitati anche gli uomini a partecipare ai nostri incontri, ripeto: non è un’operazione di rivendicazione femminile, non si tratta nemmeno di ghettizzare le donne. È un’iniziativa che serve per farle crescere. |